(GIAN LUCA FEO)

JUVENTUS VS INTER: UNA STORIA INFINITA

E’ tempo del Derby d’Italia n. 243 questa sera allo Stadio Giuseppe Meazza di S. Siro dove si affronteranno, per una delle classicissime sfide del calcio italiano, Inter e Juventus, questa volta non in campionato bensì in una partita secca dove in palio ci sarà il primo trofeo dell’anno vale a dire la Supercoppa Italiana che vede di fronte le squadre che hanno vinto rispettivamente Campionato di Serie A e Tim Cup.

Lunga la storia e le grandi sfide tra queste due società iconiche del calcio italiano da sempre accese dalla grande rivalità in campo e dove ogni partita disputata ha avuto sempre un’attesa particolare alla vigilia, soprattutto per le tifoserie.

E lunga è la lista dei calciatori che hanno indossato entrambe le maglie; tra loro grandi campioni di cui alcuni tutt’ora in attività ed alcune meteore che hanno caratterizzato le vicende di calciomercato ed alimentato retroscena sulle trattative che hanno destato non poco scalpore per il semplice fatto che si trattasse di Juventus ed Inter.

Scopriamo chi sono, e passiamo in rassegna ed in rigoroso ordine cronologico, i nomi dei trentasei (36) protagonisti di questa infinita ed interminabile sfida che si chiama:

Juventus Football Club vs Football Club Internazionale Milano:

I primi calciatori che mi vengono in mente sono:

Luigi Cevenini III° (all’Inter dal 1922 al 1927 e dal 1927 al 1930 giocò con la Juventus): interno di centrocampo col vizio del gol, indossò tra l’altro anche la maglia del Milan;

Giuseppe Meazza: (Inter 1927-40 e 1946-47; Juventus 1942-43): simbolo dell’Inter, l’uomo a cui è intitolato San Siro vestì anche il bianconero per una stagione in carriera, ma non prima di aver provato l’ebbrezza di giocare nel Milan. Un tris di maglie che lo accomuna ad altri grandi campionissimi;

Tarcisio Burgnich: (Juventus 1960-1961 all’ Inter dal 1962 al 1974), considerato uno dei più forti difensori che il calcio italiano abbia mai avuto;

Giuliano Sarti: (Inter dal 1963-1968 alla Juventus dal 1968 al 1969): portiere «geometrico», con un’interpretazione del ruolo priva di fronzoli e improntata sul senso della posizione, Sarti spiccava per la capacità di compiere interventi efficaci senza dover ricorrere a gesti atletici particolarmente vistosi; caratteristica, questa, per la quale fu ribattezzato “Portiere di ghiaccio” dalla stampa specializzata;

Sergio “Bobo” Gori: (Inter dal 1964 al 1966 ed alla Juventus dal 1975 al 1977): attaccante di razza e di rara potenza con grande fiuto del gol da qui il soprannome per Christian Vieri altro grande bomber ad aver indossato entrambe le casacche;

Pietro Anastasi: (alla Juventus dal 1968 al 1976 ed all’inter dal 1976 al 1978): “Pietruzzu” che aveva come idolo John Charles era un’attaccante di razza dalla esplosività fuori dal comune, forse perché è stato uno di quelli che aveva fame di gloria e di successi, uno dei più forti in assoluto della sua generazione:

Roberto Boninsegna: (Inter dal 1969 al 1976 ed alla Juventus dal 1976 al 1979): altro grande bomber di razza di rara eleganza e dal tocco fine; era un attaccante di sfondamento, a tratti egoista in campo. Pur non dotato di un’elevata statura, era molto abile in acrobazia e nel gioco aereo;

Franco Causio: (alla Juventus dal 1966 al 1968 e dal 1970 al 1981 ed all’inter dal 1984 al 1985): il Barone bianconero, classica ala destra dotata di tecnica e dalle giocate funamboliche e grande assist man;

Marco Tardelli: (alla Juventus dal 1975 al 1985 ed all’inter dal 1985 al 1987): di piede destro, da bambino, seguendo e imitando il suo idolo Gigi Riva che era mancino, diventò ambidestro; nelle fila del Como venne schierato come terzino sinistro, per poi spostarsi a destra nella Juventus; la sua definitiva affermazione avvenne però nel ruolo di mezzala, su intuizione di Giovanni Trapattoni. In un’epoca in cui il calcio italiano era conosciuto soprattutto per le sue qualità difensive, spesso legate al catenaccio, Tardelli emerse al contrario come un giocatore grintoso e dotato tecnicamente in mezzo al campo, venendo considerato tra i migliori interpreti al mondo del ruolo nei primi anni 1980. Venne soprannominato “Schizzo” per il suo modo caratteristico di giocare.

Pietro Fanna: (alla Juventus dal 1977 al 1982 ed all’inter dal 1985 al 1989): ala destra in grado di svariare su ambo i fronti del campoEra dotato di tecnica, velocità e fantasia. Negli anni alla Juventus fu utilizzato anche come seconda punta, pur non essendo quello un ruolo adatto alle sue caratteristiche. Rese al meglio in compagini di medio livello;

Alessandro Altobelli: (all’inter dal 1977 al 1988 ed alla Juventus dal 1988 al 1989): “Spillo” il suo soprannome per via del suo fisico longilineo e smilzo è stato un centravanti vecchio stampo, letale in area di rigore e dotato di un gran senso della posizione; l’uomo giusto al posto giusto;

William Liam Brady: (alla Juventus dal 1980 al 1982 ed all’inter dal 1984 al 1986): regista mancino, dotato di ottima visione di gioco, compensava qualche carenza in termini di dinamismo con ordinate geometrie e notevole carica agonistica. Oltre a ciò, era un affidabile rigorista;

Aldo Serena: (alla Juventus dal 1985 al 1987 ed all’inter dall’ 1987 al 1991): attaccante dotato di grinta e spirito di sacrificio, aveva nel colpo di testa il pezzo migliore del proprio repertorio;

Luigi De Agostini: (alla Juventus dal 1987 al 1992 ed all’inter dall’ 1992 al 1993): terzino sinistro di spinta fu considerato come l’erede naturale di Cabrini; giocatore molto duttile, nel corso della sua carriera indossò tutti i numeri di maglia dal 2 all’11 agiva prevalentemente sulla fascia sinistra, come terzino o esterno di centrocampo, ma sapeva disimpegnarsi anche come mezzala; Dotato tecnicamente e apprezzato per la sua professionalità, era un ottimo esecutore di rigori e punizioni;

Salvatore Schillaci: (alla Juventus dal 1989 al 1992 ed all’inter dall’ 1992 al 1994): attaccante molto rapido, «aveva una voglia di fare gol che non ho mai visto in nessuno», disse di lui il suo allenatore nel Messina, Franco Scoglio; protagonista assoluto al mondiale di Italia ’90 dove vinse il titolo di capocannoniere e miglior giocatore del torneo.

Roberto Baggio: (alla Juventus dal 1990 al 1995 ed all’inter dall’ 1998 al 2000): riconosciuto fin da giovane come «fuoriclasse», Baggio era un fantasista in grado di ricoprire più ruoli: ha giocato prevalentemente da seconda punta o trequartista, ma è stato talvolta schierato come prima punta (nel 4-3-3) come centravanti di manovra (nel 4-4-2) o come attaccante esterno (nel 4-3-3 e nel 3-4-3). Michel Platini, di cui Baggio raccolse l’eredità alla Juventus, lo descrisse come un «nove e mezzo» poiché lo considerava a metà strada tra un attaccante e un rifinitore, caratteristica che non di rado rese difficoltosa la sua collocazione tattica.

Dino Baggio: (all’inter dal 1991 al 1992 ed alla Juventus dal 1992 al 1994): incontrista affidabile, completo e forte fisicamente, dotato di corsa e spirito di sacrificio, si distinse per la sua grinta agonistica e per le sue abilità nel contenimento e nei contrasti; queste caratteristiche gli permisero di diventare uno dei migliori centrocampisti italiani degli anni ’90;

Angelo Peruzzi: (alla Juventus dal 1991 al 1999 ed all’inter dal 1999 al 2000): soprannominato “Tyson” o più amichevolmente “Cinghialone” in virtù della notevole potenza muscolare, Peruzzi era un portiere dal repertorio completo, dotato di buona presa, riflessi pronti e ottimo senso del piazzamento. Talento precoce, freddo e valido tecnicamente, dava il meglio di sé nelle uscite basse gesto tecnico in cui aveva pochi eguali al mondo, ma eccelleva anche tra i pali, per merito di grandi doti acrobatiche che gli valsero, in giovane età, l’accostamento al funambolico Luciano Castellini.

Paulo Sousa: (alla Juventus dal 1994 al 1996 ed all’inter dal 1998 al 2000): paragonato a Paulo Roberto Falcão, fu un centrocampista centrale dotato di «ottima tecnica, personalità, grande senso geometrico, bel lancio», pur se caratterizzato da apparente lentezza, era in possesso di ottime doti fisiche e di notevole resistenza allo sforzo prolungato;

Vladimir Jugovic: (alla Juventus dal 1995 al 1997 ed all’inter dal 1999 al 2001): serbo dal carattere forte e dotato di una personalità fuori dal comune; in mezzo al campo ha sempre dato qualità e sostanza, suo il rigore decisivo nella finale di Champions del 1996 ove risultò essere uno dei migliori in campo;

Christian Vieri: (alla Juventus dal 1996 al 1997 ed all’inter dal 1999 al 2005): Vieri era un centravanti dotato di grande forza fisica, veloce in progressione e molto efficace nel gioco aereo. Paragonato a Giorgio Chinaglia, nonostante il fisico massiccio, tra le sue migliori qualità rientrava l’opportunismo, prerogativa di attaccanti più esili; in più, grazie a un sinistro potente e preciso, sapeva rendersi pericoloso anche lontano dalla porta avversaria, con improvvise conclusioni da lunga distanza;

Edgar Davids: (alla Juventus dal 1997 al 2004 ed all’inter dal 2004 al 2005): soprannominato Pitbull dall’ex allenatore dell’Ajax Louis van Gaal per l’aggressività mostrata in campo, era un centrocampista tenace e determinato. Leader carismatico ma dal carattere controverso, era dotato di grande vigore fisico e di un ottimo piede sinistro;

Fabian Carini: (alla Juventus dal 2000 al 2002 ed all’inter dal 2004 al 2005): estremo difensore paragonato al connazionale Roque Máspoli, era ritenuto in giovane età un prospetto futuro: distintosi suo malgrado per le incertezze tra i pali e nelle uscite, ebbe una carriera inferiore alle aspettative;

Adrian Mutu: (all’inter nel 2000 e nella Juventus dal 2005 al 2006): calciatore rapido e creativo, nella zona offensiva può giocare sia come seconda punta sia come ala, e anche come trequartista. Dotato di buona tecnica, era un valido tiratore di calci di punizione e di calci di rigore, dove era solito eseguire il gesto del cucchiaio. Ha avuto però un rendimento poco costante, causato da problemi fuori dal campo che ne hanno limitato in parte la carriera;

Cristiano Zanetti: (all’inter dal 2001 al 2006 ed alla Juventus dal 2006 al 2009): era un centrocampista centrale abile sia in fase difensiva che nella costruzione della manovra;

Fabio Cannavaro: (all’inter dal 2002 al 2004 ed alla Juventus dal 2004 al 2006): difensore centrale ma all’occorrenza poteva giocare anche da terzino, ruolo occasionalmente ricoperto all’inizio della carriera e, in seguito, nell’Inter, sotto la direzione di Héctor Cúper. Eccellente marcatore, abile anche nel gioco a zona le sue doti principali erano la velocità la capacità di anticipo, la leadership e la precisione negli interventi in scivolata; notevole anche il suo stacco di testa, nonostante la non eccelsa statura. Difensore di grande temperamento, abile nel dirigere la retroguardia, si faceva apprezzare anche tecnicamente, tatticamente e in fase d’impostazione;

Zlatan Ibrahimovic: (alla Juventus dal 2004 al 2006 ed all’inter dal 2006 al 2009): soprannominato Ibracadabra, è un attaccante completo, di talento e fantasia. Molto potente fisicamente (dote che gli permette una perfetta protezione della palla e facilità nel gioco di sponda), è abile con entrambi i piedi, resistente, agile e dotato di un’eccellente tecnica individuale

Patrik Vieira: (alla Juventus dal 2005 al 2006 ed all’inter dal 2006 al 2010): considerato uno dei migliori centrocampisti della sua generazione, era molto forte sia fisicamente che atleticamente oltre a essere molto bravo anche tecnicamente. Era un ottimo passatore in grado di trasformare l’azione da difensiva a offensiva, forte nei contrasti bravo a tirare dalla distanza e dotato di grande personalità. Veniva soprannominato la pieuvre per via della sua capacità di sradicare palloni distanti da lui per poi difenderli dal pressing degli avversari. Forte in tackle e nel gioco aerea e la sua foga agonistica lo portava a ricevere molte sanzioni disciplinari;

Felipe Melo: (alla Juventus dal 2009 al 2011 ed all’inter dal 2015 al 2017): dotato di forte personalità caratteristica che gli ha valso il soprannome di Comandante. Felipe Melo è un centrocampista centrale la cui collocazione preferita è quella di mediano. La sua foga agonistica lo porta a ricevere spesso sanzioni disciplinari;

Lucimar Ferreira da Silva (Lucio): (dal 2009 al 2012 all’inter e nel 2012 alla Juventus): soprannominato “O’Cavalo”,  “Il cavallo” per via della notevole stazza, è un difensore centrale roccioso e molto abile di testa, che fa dello stacco perentorio e della potenza fisica le sue armi migliori; è inoltre dotato di una grande abilità nelle chiusure, nei contrasti, nei recuperi difensivi e negli uno contro uno;

Arturo Erasmo Vidal Pardo: (dal 2011 al 2015 alla Juventus attualmente all’inter): molto valido come incontrista, quindi nella marcatura e nell’anticipo, gode di un buon senso della posizione, caratteristica che in mezzo al campo gli fa recuperare molti palloni. Dribbling e corsa gli permettono invece di spingere sulla fascia e di arrivare facilmente al cross. Dotato di buoni fondamentali, sa farsi valere anche nel colpo di testa e nel tiro da fuori. Tutte queste qualità lo portano a essere considerato uno dei migliori centrocampisti della sua generazione, nonché tra i più forti calciatori cileni della storia;

Andrea Pirlo: (dal 2000 al 2001 all’inter e dal 2011 al 2015 alla Juventus): soprannominato il Maestro il Metronomo si è segnalato sin da giovane come uno dei maggiori talenti espressi dal calcio italiano. È considerato uno dei più grandi centrocampisti di sempre e uno dei più forti registi della storia del calcio mondiale. Quattro volte fra i tre migliori registi dell’anno secondo l’IFFHS (tra il 2006 e il 2015), in altrettante occasioni è stato inserito tra i 23 candidati al Pallone d’oro, classificandosi nono nel 2006, quinto nel 2007, settimo nel 2012, e decimo nel 2013; attualmente allenatore ha allenato al suo primo anno la Juventus l’anno scorso;

Kwadwo Asamoah: (dal 2012 al 2018 alla Juventus e dal 2018 al 2020 all’inter): centrocampista mancino, molto duttile tatticamente, ha nel dinamismo e nella potenza fisica le sue qualità migliori; queste, unite a una buona tecnica di base e a degli ottimi tempi di inserimento, ne fanno un giocatore valido in ambedue le fasi di gioco.

Anderson Hernanes de Carvalho Viana Lima (Hernanes): (dal 2014 al 2015 all’inter e dal 2015 al 2017 alla Juventus): è un centrocampista di media fisicità, ambidestro e molto dotato sul piano tecnico. Non particolarmente veloce, si distingue per dinamismo ed efficacia nel pressing, offrendo un buon contributo alla fase difensiva. La sua dote migliore è il tiro, pur essendo abile anche nell’effettuare l’ultimo passaggio. È in grado di ricoprire vari ruoli a centrocampo: trequartista, interno o regista;

Antonio Candreva: (dal 2010 al 2012 alla Juventus e dal 2016 al 2020 all’inter): è un centrocampista completo, la cui tecnica individuale e duttilità gli permettono di ricoprire varie posizioni. È destrorso ma può essere schierato a sinistra per sfruttarne il tiro. Oltre che da trequartista può infatti essere impiegato come esterno offensivo, come mezzala, oppure a ridosso della difesa. La capacità di corsa e la grinta agonistica lo rendono utile anche in fase di copertura, mentre in situazioni offensive sa fornire il proprio apporto servendo assist ed effettuando cross per le punte. Dotato di un buon tiro dalla distanza, è anche abile nel calciare punizioni e rigori.

Leonardo Bonucci: (all’inter dal 2005 al 2007 e dal 2018 ad oggi alla Juventus): nato come centrocampista centrale in seguito è stato arretrato con successo da Carlo Perrone, suo tecnico nel settore giovanile della Viterbese a difensore centrale. Nonostante l’iniziale ubicazione alla destra del blocco difensivo, in seguito è andato stabilmente a ricoprire compiti di “regista difensivo” di fatto aggiornando lo storico ruolo di libero della squadra, ciò principalmente in una difesa a tre, seppur abbia disponibilità a giocare anche in un reparto arretrato composto da quattro elementi. Calciatore di grande personalità caratteristica che porta estimatori e detrattori a dividersi nettamente circa il giudizio nei suoi confronti, nonché avvezzo ad assumersi responsabilità e ruoli da leader in campo, in fase difensiva eccelle nei contrasti e nel gioco aereo, mentre in fase offensiva ben si disimpegna nell’impostare l’azione, effettuare lanci lunghi per i compagni e, in seconda battuta, attaccare gli spazi delle retroguardie rivali.

 

ECCO ORA LA MIA PERSONALE TOP 11 DI SEMPRE DEGLI EX JUVENTUS ED INTER

Modulo: 3-4-1-2

                                                                   Peruzzi

                                       Bonucci – Cannavaro – Burgnich

                                        Tardelli – Pirlo – Vieira – Davids

                                                           R. Baggio

                                                   Ibrahimovic – Vieri

Ma anche tra gli allenatori il Derby d’Italia ha rappresentato nella storia delle due società un valzer di panchine importante con protagonisti di rilievo che hanno scritto pagine indelebili nella storia delle rispettive società.

Il primo ad aver allenato a Milano e Torino è stato József Viola, noto anche col nome italianizzato Giuseppe Viola. In un’epoca in cui si svolgeva ancora il ruolo di giocatore-allenatore, l’ungherese dal 1924 al 1928 ha vestito la maglia bianconera, per poi trasferirsi a Milano nei due anni successivi e far ritorno alla Juve nella stagione 1929-30.

Altro ex allenatore della Juventus sulla panchina dell’Inter fu una leggenda del calcio italiano come Giovanni Ferrari, stella della Juventus dei cinque scudetti degli anni Trenta e della Nazionale di Pozzo due volte campione del mondo. Un ex juventino atipico, perché è vero che Ferrari aveva iniziato la carriera da allenatore nella Juventus (con scarso successo, peraltro), ma è anche vero che prima aveva giocato cinque anni nell’Inter riformando in neroazzurro la coppia dei sogni con Meazza, incamminandosi verso il declino insieme al compagno di tante battaglie. L’Ambrosiana lo ingaggiò come allenatore per la stagione 1942-43, in una situazione non esattamente tranquilla per l’Italia in generale: per Ferrari un buon quarto posto, con una squadra modesta, nel campionato vinto dal Torino appena rinforzato da Loik e Valentino Mazzola.

 

Finita la guerra l’Inter nel 1945 ingaggiò un altro ex allenatore juventino, proprio quello dei cinque scudetti (anche se l’ultima stagione l’aveva vissuta a metà). Dopo la fine della sua esperienza in bianconero Carlo Carcano aveva allenato poco ed era praticamente scomparso. Con una squadra senza stelle Carcano ottenne un ottimo secondo posto dietro al Grande Torino, Nella stagione successiva, quella famosa dell’arrivo dei cinque sudamericani scarsi (dei quali tre scapparono subito), Carcano si dimise e non si sarebbero più visti su quella panchina ex allenatori della Juventus fino al 1957, quando Angelo Moratti fece firmare l’inglese Jesse Carver, che nel 1949-50 aveva riportato lo scudetto ai bianconeri dopo 15 anni di digiuno, con la squadra di Carlo Parola, John Hansen, Praest e di un giovanissimo Boniperti. Carver fece oggettivamente male, con una squadra di buon livello rinforzata dall’arrivo di Angelillo, che giocò discretamente ma sarebbe davvero esploso solo l’anno dopo. Per quell’Inter undicesimo posto e saluti a Carver.

 

Aldo Olivieri ha allenato prima l’Inter, tra il 1950 e il 1952, e poi la Juventus (1953-1955), ottenendo discreti risultati con entrambe le squadre.

Il sesto della serie è del 1969, un Heriberto Herrera che due anni prima sulla panchina proprio della Juventus aveva soffiato lo scudetto all’ultima giornata all’Inter dell’altro Herrera, Helenio. La squadra era di buonissimo livello, con i resti della Grande Inter (Facchetti, Mazzola, Corso, Suarez, Burgnich, eccetera) ancora giovani e con il rinforzo di Boninsegna: il risultato fu un secondo posto un po’ amaro dietro al Cagliari di Gigi Riva. L’anno dopo Fraizzoli ovviamente lo riconfermò, ma l’inizio fu così negativo che Fraizzoli lo esonerò e mise al suo posto Gianni Invernizzi, direttamente dal settore giovanile, che a sorpresa vinse lo scudetto con una clamorosa rimonta sul Milan.

 

Poi abbiamo Rino Marchesi che ha allenato l’Inter nella stagione 1982-83, per un totale di 47 partite. Passano quattro anni e nella stagione 1986-87 è mister dei bianconeri. Al debutto da ex ha pareggiato per 1-1 contro i nerazzurri.

 

Nel 1986 non destò scalpore, nonostante dieci anni di successi sulla panchina della Juventus, il passaggio di Giovanni Trapattoni a quella dell’Inter di Pellegrini. Un’altra Italia, o forse un addio annunciato da tempo. Già una buona squadra, quell’Inter, che in cinque anni Trapattoni portò a risultati importanti (lo scudetto dei record nel 1988-89, la Coppa UEFA 1990-91) ma anche a stagioni al di sotto delle possibilità, pur in un calcio italiano (va sempre ricordato) in cui erano in tanti a lottare per lo scudetto. Di sicuro a Trapattoni il passato juventino non venne mai rinfacciato, semmai le critiche riguardavano il suo gioco.

Con più freddezza (eufemismo) i tifosi interisti accolsero Marcello Lippi nel 1999, ritenendolo simbolo non solo della Juventus ma soprattutto della Juventus di Moggi e Giraudo. Lippi arrivò in una squadra già buonissima, con in più il miglior giocatore al mondo. A Ronaldo si aggiunsero Vieri e tanti altri acquisti di alto livello, ma gli infortuni permisero di vedere la coppia d’attacco molto poco. Fra una polemica e l’altra (soprattutto con Baggio), Lippi strappò la qualificazione ai preliminari di Champions in uno spareggio con il Parma, per poi essere esonerato, ma in pratica farsi cacciare, all’inizio della stagione seguente e tornare alla Juventus.

Successivamente è stato Claudio Ranieri nelle stagioni dal 2007 al 2009 a sedersi sulla panchina bianconera. In bianconero prende il posto del francese Deschamps, che aveva condotto i torinesi alla promozione dopo la clamorosa retrocessione in serie B a seguito dei fatti di Calciopoli. Nell’Inter invece sostituì a settembre del 2011 l’esonerato Gasperini e rimase in nerazzurro fino al 2012 quando venne esonerato lasciando il posto a Stramaccioni.

Un altro allenatore che si è seduto su entrambe le panchine è Alberto Zaccheroni che Il 29 gennaio 2010 torna ad allenare dopo 3 anni, subentrando all’esonerato Ciro Ferrara sulla panchina della Juventus: nell’occasione eguaglia József Viola e Giovanni Trapattoni, essendo riuscito nella propria carriera a sedersi sulle panchine di tutte e tre le grandi del calcio italiano. Assunto da una Juventus in crisi di risultati con l’obiettivo dichiarato di raggiungere la qualificazione in Champions League debutta il 31 gennaio 2010 nella partita Juventus-Lazio, finita 1-1. La prima vittoria è contro il Genoa 3-2 il 14 febbraio, pochi giorni dopo arriva la prima vittoria in Europa League, contro l’Ajax ad Amsterdam 1-2, competizione dalla quale la Juventus uscirà nel turno successivo col Fulham, vincendo 3-1 in casa, perdendo 4-1 a Londra. Con l’organico impegnato su due fronti e ridotto all’osso per i tanti infortuni, manca la qualificazione in massima competizione europea. Chiude il campionato al settimo posto con 55 punti, qualificandosi in Europa League, senza che gli venga rinnovato il contratto in scadenza.

 

Nel 2011 quasi nessun tifoso interista considerò Gian Piero Gasperini un ex juventino, nonostante l’attuale allenatore dell’Atalanta avesse allenato per quasi un decennio nelle giovanili della Juventus di Moggi e fosse (sia) più juventino di Lippi. Gasperini veniva del Genoa e fece malissimo, venendo cacciato quasi subito per far posto a Claudio Ranieri che combinò qualcosa in più ma non riuscì nemmeno a chiudere la stagione, visto che fu sostituito da Stramaccioni.

 

Ed in ultimo ma non in ultimo abbiamo il grande ex degli ex ovvero Antonio Conte che sedette sulla panchina della Juventus dal 2011 al 2014, dopo 13 anni da giocatore. Con i bianconeri ha vinto tre campionati consecutivi ed ha avuto soprattutto il merito di far risollevare la Vecchia Signora che veniva da due settimi posti. Dopo aver allenato l’Italia e il Chelsea, nell’estate 2019 è approdato all’Inter per rimanervi fino allo scorso anno dopo aver fatto rivincere lo scudetto ai meneghini che mancava dal lontano 2010 E forse Antonio, di tutti i grandi ex allenatori di Inter e Juventus è stato l’unico ad aver lasciato veramente un segno indelebile del suo passaggio sul prato di S. Siro al cospetto dei sopra menzionati colleghi.

 

Dopo questo lungo excursus di carattere storico, ora la parola passa al campo, con l’auspicio di vedere una Juventus come quella dell’ultima mezz’ora della partita di domenica scorsa con la Roma e che venda cara la pelle al cospetto di un avversario forte, più avanti di noi, da non temere, da rispettare e da affrontare con concentrazione, determinazione e coraggio, possibilmente tirando fuori l’orgoglio, il cuore Juve, gli artigli, con gli occhi della tigre…!!!!

 

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