La storia che state per leggere ci riporta agli anni ’50, il decennio che vide la Juventus esibire una maglia talmente larga da far sembrare gobbo chiunque la indossasse!
Sì, fu nella seconda metà degli anni ’50 che i calciatori e i tifosi della “Vecchia Signora” divennero “I Gobbi” ma in quegli anni, sulle sponde bianconere del Po, successe dell’altro…
Negli anni ’50 il calcio era molto diverso da come lo conosciamo oggi. Negli anni ’50, per esempio, poteva capitare che un distinto signore di 45 anni inviasse il proprio Curriculum alla Juventus chiedendo di essere ingaggiato come allenatore e, sempre per esempio, poteva capitare che la richiesta venisse presa in seria considerazione!
Fu così che nell’estate del 1957 iniziò l’avventura di Ljubiša Broćić sulla panchina della Juventus, la squadra più amata (ma anche più odiata) dagli italiani.
Basterebbe questa storia, tanto rara e altrettanto inconsueta, per inserire Ljubiša Broćić nell’elenco degli allenatori bianconeri da ricordare ma il tecnico nato a Belgrado il 3 ottobre 1911 riuscì a legare il suo nome alla storia bianconera soprattutto per le vittorie e, in particolare, per un successo unico ed irripetibile: la conquista della prima “Stella”.
Sì, fu proprio Ljubiša Broćić il tecnico che condusse “Madame” verso il suo storico, decimo scudetto, quello che fece nascere nella testa del dottor Umberto Agnelli l’idea di far cucire sul petto dei suoi ragazzi una “Stella” come simbolo immortale del prestigioso traguardo raggiunto!
Il compito di Ljubiša Broćić fu tutt’altro che semplice e scontato perché da almeno tre anni la “Vecchia Signora” appariva bolsa, timida ed incapace di tornare a vincere.
Nell’estate del 1957, l’estate in cui la FIAT lanciò sul mercato la mitica 500, Ljubiša Broćić prese la panchina di una squadra che nella stagione appena conclusa aveva addirittura rischiato la retrocessione in Serie B!
La Juve di Ljubiša Broćić cambiò rotta grazie, soprattutto, agli ingaggi del bomber gallese John Charles e del funambolo argentino Omar Sívori (a quei tempi poco conosciuti) e grazie a un radicale rinnovamento, a un gioco pragmatico e a più d’una intuizione.
L’intuizione più geniale del tecnico serbo fu l’arretramento sulla linea mediana del campo di Giampiero Boniperti.
La nuova posizione di Boniperti stuzzicò la fertile mente di Gianni Brera (il più grande giornalista del nostro paese) che per definire il nuovo ruolo dell’ormai ex centravanti coniò il neologismo “centrocampista”.
Boniperti, Sivori e Charles, malgrado una vivace rivalità tra l’italiano e l’argentino, formarono un terzetto “fotonico”.
Il tridente, presto ribattezzato “Trio Magico”, si fece conoscere già alla prima giornata del campionato 1957-58 quando Boniperti, Sivori e Charles andarono a segno nel buon 3-2 con cui la Juve liquidò il neopromosso Verona di Angelo Piccioli.
Lo scudetto fu vinto il 4 maggio 1958 al termine della partita conclusa 0-0 contro la Fiorentina. La Juve era tornata e Ljubiša Broćić era nella storia del club!
Dopo quel trionfo la storia tra la “Fidanzata d’Italia” e il tecnico che si propose con una lettera continuò ma solo per pochi mesi; nel corso della stagione successiva, dopo qualche sconfitta di troppo, Ljubiša Broćić venne sollevato dall’incarico.
La storià finì, è vero, ma il lieto fine non mancò; un esonero può capitare a tanti, di vincere con la “Goeba” lo scudetto della “Prima Stella” dopo esserne diventato l’allenatore grazie a una lettera è una “favola” vissuta solo da Ljubiša Broćić.