Gianluca Feo )

DA FORTINO INESPUGNABILE A TERRA DI CONQUISTA

Era dal lontano 1989, quando Claudio Paul Caniggia segnò il gol vittoria che permise alla Dea di espugnare il nostro campo; sono passati trentadue anni e per l’ennesima volta la legge dei grandi numeri emette la sua sentenza, quei numeri che dopo quattordici giornate sono impietosi per la Juventus.

Attacco spuntato, abulico, inconcludente e mai capace di concretizzare quelle poche occasioni capitate per raddrizzare la partita stasera. 18 gol segnati in 14 gare (mai capitata cotanta sterilità offensiva), troppo pochi a fronte dei 16 già subiti e tutti gol pesanti, ma ciò che pesa di più questa sera è l’aver perso l’ennesimo treno che ci avrebbe consentito di rimanere agganciati al quarto posto, orami sempre più una chimera visto l’andazzo.

In sede di presentazione la partita di stasera doveva essere quella della svolta e svolta è stata, ma in negativo; oramai c’è la netta sensazione che chiunque venga a giocare all’Allianz, dalla prima all’ultima della classifica, viene a giocarsela senza paura o timore reverenziale alcuno, cosa che in passato incuteva non poco terrore ai nostri avversari non appena scendevano dal pullman per mettere piede dentro al nostro impianto.

Il nostro era un fortino invalicabile, ora invece è terra di conquista, dall’Empoli, al Sassuolo quest’anno (e siamo a 5 sconfitte in 14 giornate) per non pensare alle sconfitte interne dello scorso anno come contro il Benevento e quella pesante contro il Milan.

Eppure stasera non avevamo di fronte la solita Atalanta che forse complice le fatiche di Champions nel match tirato di Berna con lo Young Boys di mercoledì scorso non era tutto pressing ed intensità e per certi versi l’approccio alla partita è stato buono anche se per vedere il primo tiro in porta degno di nota abbiamo atteso il sedicesimo minuto di gioco.

I Bergamaschi stranamente non ci sono venuti a prendere alti ma hanno lasciato l’iniziativa ai bianconeri per poi ripartire rapidamente una volta riconquistata palla e noi non siamo riusciti a costruire una manovra decente per arrivare alla conclusione con facilità, sintomo di poche idee e brillantezza di gioco ed infatti paghiamo un errore in uscita in una giocata di scarico semplice che invece ha innescato la ripartenza della Dea che con la complicità di un Bonucci troppo alto ed un De Ligt non in linea col viterbese ci costa il gol, tra l’altro di ottima fattura, di Zapata.

Timida reazione dei padroni di casa più di nervi che di sostanza e si galleggia fino al termine della prima frazione di gioco senza azioni di rilievo da segnalare se non rari squilli offensivi di Dybala con qualche giocata e Chiesa con qualche strappo che all’ultimo giro di orologio gli costa un risentimento muscolare al solito flessore, ma si sa di questi tempi essere ancora in partita sembra già tanto, con la squadra di Allegri fin troppo ordinata ma mai pericolosa in fase offensiva (era dal 2012 che la Juve non segnava su azione in due gare consecutive).

Inizia la ripresa con Bernardeschi al posto di Chiesa con la Juve che tenta la via del pareggio prima con Dybala al 59’ con un tiro da posizione defilata che termina alto sulla traversa e poi con Rabiot al 64’ che impegna severamente Musso con un tiro angolato che l’estremo difensore bergamasco smanaccia in angolo; da qui in avanti la Juve sembra voler mettere alle corde l’avversario ma lo fa con poca lucidità e precisione tecnica nelle giocate che quasi sempre vengono neutralizzate ai venticinque metri dalla porta avversaria; la manovra è disordinata ed a volte frenetica e quando non riescono a servire le punte per via centrale si tenta di allargare la difesa orobica muovendo palla troppo lentamente facendo così il gioco della retroguardia atalantina che spesso ha la meglio negli uno contro uno e sulle seconde palle.

Si arriva così all’ultimo spezzone di partita condito dalla solita girandola di sostituzioni (alcune della Juve tardive a mio avviso) con i padroni di casa che tentano in tutti i modi di riequilibrare il risultato, andandoci vicino con un bel calcio piazzato di Dybala al 93’ con la sfera che finisce alta dopo aver baciato la parte alta della traversa con l’immobile Musso ad osservare e ad esultare come se avesse segnato la sua squadra.

Termina qui la gara dell’Allianz e dopo due vittorie consecutive ci saremmo aspettati tutti di allungare la striscia positiva ed avere delle conferme e più certezze almeno in campionato ed alla luce della pessima figura rimediata a Stamford Bridge con il sonoro 4-0 subito dal Chelsea.

Si ferma nuovamente la Juventus. E lo fa nella serata peggiore, perché l’Atalanta con la vittoria per 1-0 scappa ed allunga tracciando un solco di sette punti di distacco tra noi ed il quarto posto che a questo punto diventa un obiettivo difficile da raggiungere nonostante mancano ancora ventiquattro partite al termine del campionato.

E’notte fonda per i bianconeri, che ai punti non meriterebbero la sconfitta, ma sono incapaci nel recuperare il risultato contro un avversario più cinico che bello; è notte fonda per noi tifosi, la seconda consecutiva pensando alle notizie che ci sono giunte nella tarda serata di ieri nel merito della indagine “Prisma” che la Procura della Repubblica di Torino ha avviato nei nostri confronti.

E’ notte fonda anche per Massimiliano Allegri che aldilà delle dichiarazioni di facciata rese nel post partita ora, anche per lui, è giunto il momento di prendere delle decisioni tecniche che possano dare una scossa all’ambiente per cercare di rimettere in rotta una nave ormai alla deriva; a -7 da Pirlo e -15 da Sarri è lui che deve trovare le soluzioni ai problemi che attanagliano la squadra ed è lui insieme alla società il primo artefice e responsabile di questa prima parte di stagione al di sotto di ogni aspettativa se non per la qualificazione agli ottavi di champions già raggiunta e che comunque aldilà di come vada, non potrà essere un obiettivo raggiunto in anticipo a farci salvare una stagione finora fallimentare sotto tutti gli aspetti.

Ora testa al prossimo impegno che ci vedrà di scena già martedì prossimo allo Stadio Arechi di Salerno, un campo caldo, dove ci saranno moltissimi nostri supporters provenienti da tutta la regione e dove i campani venderanno sicuramente cara la pelle nonostante occupino l’ultimo posto in graduatoria per tentare di rimanere in corsa ed agganciati alla zona salvezza, anche se per noi l’imperativo sarà vincere per rimettere in moto la classifica ma soprattutto per il morale.

#finoallafineforzajuventus #occhiditrigre #juveatalanta

LE PAGELLE:

SZCZESNY 6: spettatore non pagante del match. Nulla può sul gol di Zapata, la conclusione del colombiano una rasoiata bella ed imparabile, per il resto ordinaria amministrazione: INOPEROSO;

CUADRADO 6: da esterno basso non rende come gli riusciva meglio nelle scorse stagioni anche se come sempre il Panita è uno dei pochi a metterci impegno ed è sempre uno degli ultimi ad arrendersi: CAPARBIO;

DE LIGT 5.5: nel primo tempo pecca di precisione tanto che da due disattenzioni sono nate due potenziali occasioni per gli orobici ed il gol di Zapata nasce da un suo non perfetto posizionamento sulla palla scoperta e non in linea con Bonucci tenendo di fatto il colombiano “on side”: DISTRATTO;

BONUCCI 5.5: come De Ligt sbaglia i tempi sull’unica vera azione offensiva degli avversari perdendosi Zapata; non riesce con la sua personalità e leadership a caricare i compagni ed allo stesso modo non è puntuale nei tempi di giocata quando deve far ripartire l’azione dal basso sia con palla a terra che con i suoi proverbiali lanci: DISCONTINUO;

ALEX SANDRO 5: sempre timido, mai a saltare l’uomo in uno contro uno, mai un cross, mai una sgroppata, mai un tentativo per aiutare i compagni in attacco. Prestazioni in linea con le precedenti, ormai lontano parente dei tempi d’oro che furono, ma così è come giocare con un uomo in meno e tra l’altro rendere il fianco agli avversari: MAMMOLO;

CHIESA 5: non si capisce perché Allegri si ostina a farlo giocare a sinistra quando si sa che Fede rende meglio sul fronte opposto; fuori per infortunio, augurandoci che non sia nulla di serio, Federico in serata di poca grazie non incide moltissimo nei 45’ giocati. Poche le fiammate, e nell’unica sgroppata palla al piede spreca malamente una buona occasione anticipato al momento del tiro da Toloi: SERATACCIA;

Dal 46′ BERNARDESCHI 5.5: da questo Bernardeschi non ci si può aspettare oggettivamente di più; si sbraccia, si impegna e cerca qualche giocata o qualche spunto personale ma è lontano dallo spaccare la partita e da trascinare la squadra verso la possibile rimonta: VOLITIVO;

LOCATELLI 6: ci mette gli attributi come pochi per tutti i novanta minuti. Nel momento negativo, Locatelli è una delle poche note positive da evidenziare di questa squadra: COMBATTENTE;

MCKENNIE 6: anche stasera dimostra di essere uno dei più in forma della squadra con buoni spunti per l’americano e tanto sano agonismo dispensato; deve abbandonare il campo per un infortunio al ginocchio sperando che sia solo una contusione: FRIZZANTE;

Dal 62′ KEAN 5: non entra in partita e vi entra male, abulico, poco incisivo. Non riesce mai a rendersi pericoloso e perde quasi tutti i duelli con i diretti avversari: EVANESCENTE;

RABIOT 5.5: si fa notare per un sinistro velenoso, su cui Musso si è letteralmente superato, fa altro e lo fa male anche perché impiegato di nuovo come esterno e poi mezzala. Un piccolo passo in avanti rispetto alla prestazione in champions, finisce in crescendo come secondo play, ma è poca roba per chi guadagna come un top player: CRESCERA’?

DYBALA 6: gli manca solo il gol, sfortunatissimo su quella punizione che bacia la traversa a fine match. Meno brillante rispetto ad altre circostanze, ma l’impegno c’è sempre. Anche se qualcuno gli rimprovererà di non averci mai provato abbastanza: PROPOSITIVO;

MORATA 5: ancora una volta prestazione sottotono di Alvaro che è come quello studente che ha bisogno di studiare tanto ma che poi alla fine non rende e prende sempre l’insufficienza. Lo scarico errato con cui fa ripartire l’Atalanta è l’episodio perfetto per descrivere il suo match, in cui non gliene va bene proprio una. Esce tra i fischi dello “Stadium” per la sua ennesima prestazione non all’altezza della sua fama: RECIDIVO;

Dall’85’ KAIO JORGE sv

 

Allegri 5: imposta la squadra con lo stesso assetto tattico di Londra, si sgola e si sbraccia dalla panchina ma sembra che la squadra non è che lo segua più di tanto e questo se vero è una cosa grave; tardivo nell’effettuare i cambi che avvengono dopo 70’ senza tra l’altro incidere sulle velleità di rimonta della squadra e non si spiega perché insiste ancora con Rabiot esterno alto a sinistra di centrocampo: CONSERVATORE.

 

I TRE MIGLIORI IN CAMPO PER IL SONDAGGIO:

LOCATELLI – MCKENNIE – DYBALA