( Generoso Petrillo )
ALL OR NOTHIG JUVENTUS: L’OCCHIO CHE SCRUTA, RIFLETTE ED IMMAGINA
Questa volta indossiamo, sempre umilmente, le vesti dei “critici cinematografici” e tuffiamoci nella
narrazione della serie “All or NothingJuventus” uscita in esclusiva Prime Video lo scorso 25 novembre. Una
collana di otto puntate che restituisce in dettaglio le dinamiche collettive connotanti la vita di una squadra di
calcio e che forse diventerà in futuro un format di ordinaria fruizione per tifosi e telespettatori, sempre più
incuriositi ormai dagli accadimenti residenti dietro le quinte. Ad essere precisi, il precedente storico italiano
che lasciò un feedback in termini di docu-reality sul calcio fu il format Campioni in merito al Cervia di Ciccio
Grazianinel 2005 e 2006, presentando la narrazione delle sorti della compagine calcistica Romagnola nei
campionali di Eccellenza e serie D ma con scarsi risultati circa lo sharing televisivo. In ogni modo, tutte le volte
che sullo schermo arriva una serie tematica sportiva, il riferimento continuaad essere sempre il mantra di
“The last dance”, ossia la serie dedicata al campionissimo di basket Michael Jordan. Il paragone con il
prodotto rivolto alla Juventus è giustificato da una sorta di interpretazione che rimanda in un certo modo
all’ultimo ballo, proprio l’ultimo ballo che, per una serie di convergenze, è toccato ai vari personaggi come
Cristiano Ronaldo, Andrea Pirlo, Fabio Paratici e Gianluigi Buffon, determinando le relative scelte che hanno
portato alla conclusione del loro viaggio in maglia bianconera. Un altro elemento che sicuramente ha colpito
la struttura della serie è senz’altro il tempo: in un calcio odierno che viaggia alla velocità della luce, senza
pause, con tre gare a settimana in media se consideriamo anche le coppe europee, oltre a calcolare lo
stravolgimento pandemico del covid che ha alterato la cronologia della stagione 2019-2020 a tal punto da
evitare il ritiro pre-campionato e la conseguente preparazione atletica per le squadre, la serie All or Nothing
sembra di condurre il telespettatore a viaggiare in un’epoca radicalmente diversa in cui emergono la solidità
di un gruppo ben curato dall’allenatore, intenti progettuali seri, distensione emotiva degli animi all’interno
di un collettivo che sa ben comprendere quando scherzare e quando concentrarsi. Ilmiracolo del tempo è
così ben presentato dalla regia che, seppur siano passati pochi mesi dalla fine della stagione 2019-20, sembra
in verità essere trascorso un lustro. Probabilmente l’aspettativa del decimo scudetto non è stata raggiunta
come si sperava, ma ciononostante Prime Video ha lanciato il suo format All or Nothing in Italia scegliendo la
Juventus proprio per la sua storia, lo stile e l’organizzazione, ma anche per il contenitore di emozioni
proposte, a partire dalle sincere arrabbiature negli spogliatoi ad opera di mister Pirlo , del capitano Bonucci
e dell’emblematico sfogo emotivo di Cristiano Ronaldo dopo l’eliminazione dagli ottavi di Champions che, se
da una parte lasciava poco spazio ad interpretazioni circa l’inevitabile decisione di interrompere lì la sua
avventura bianconera, dall’altro ha mostrato il lato squisitamente fragile di una persona che è e rimane
umana come chiunque, trascendendo l’idolatria errata e fuori luogo di tante altre situazioni riguardanti il tifo.
Durante la successione degli otto episodi, si vede un mister Pirlo che appare essere tutt’altro che l’uomo della
transizione: sorprendentemente il suo stile comunicativo con i giocatori appare stimolante, energico,
esortativo, da bastone e carota, dal rimprovero alla consolazione. Fino a marzo, Pirlo e la società tutta hanno
creduto al raggiungimento dello scudetto e l’allenatore era riuscito a creare un gruppo estremamente solido,
un gruppo che avrebbe potuto continuare il cammino unitariamente, con i dovuti ripari tecnici per ciò che
concerne gli investimenti futuri. Sappiamo com’è andata a finire purtroppo e ancora oggi in molti si chiedono
perché sia stato deliberato l’esonero di Pirlo. Certo è che le premesse, come si può ben osservare,
rimandavano ad un convincimento preliminare di una stagione di transizione. Le stagioni sono importanti
anche quando sono di crescita. Così infatti si esprimeva il DS Fabio Paratici nella prima puntata della serie
e di certo il panorama che ne conseguiva non poteva dargli torto su questa previsione: un nuovo tecnico
esordiente, molti giocatori giovani da incognita x, sole tre settimane di preparazione prima del campionato,
ma anche un organico ancora incompleto, senza un centravanti, che si rivelerà poi essere Alvaro Morata; per
non parlare delle estenuanti trattative di mercato, evocate solo appena dai discorsi tra i dirigenti della Juve,
ma che ovviamente non ci vengono svelate appieno, perché anche nel mondo delle società calcistiche esiste
il segreto d’ufficio.
Altro elemento fondamentale che viene in essere, il profondo lato umano dei senatori Bonucci e Chiellini:
due grandi uomini, due grandi capitani che rispettano ogni membro dello staff Juventus, capaci di coccolare
i giovani ma anche di rimproverarli e metterli sugli attenti come il buon padre di famiglia che amministra il
futuro di un nucleo familiare. La prova di questo è ben restituita dal talentuoso Chiesa che, come tanti altri
suoi coetanei presenti in rosa, mostra stima, rispetto e considerazione per due esempi come Giorgio e
Leonardo.
Una serie dai diversi toni emotivi, accessibile alla scoperta di tutti i tifosi, anche non juventini, che dimostra
l’affascinante ossimoro di una Juventus non vincente che porta a casa Coppa Italia, Super Coppa Italiana e
qualificazione alla prossima Champions League. Originalità per gli occhi dei nostri spettatori, ma anche
scoperta squisitamente emotiva delle vite dei giocatori, al di là del mero aspetto tecnico legato al rendimento
calcistico. E’ proprio così: tutto o niente, in uno scenario ossimorico dove vinci pur non vincendo, questa è
anche la Juventus!