(di Massimiliano Fantasia).
IL CENTRALE DI DIO.
Giuseppe Monticone  nasce il 16/12/1900 a Ferrere d Asti da papà Bartolomeo e  mamma Teresa che da signorina faceva Vione. Ha un fratello più grande Luigi e una sorella Antonietta, ha sempre vissuto con la sua famiglia nella decentrata via Thesauro al numero 6,una piccolissima traversa di via Nizza. Un’infanzia pesante ma felice, la sua era una famiglia di contadini, i genitori avevano un appezzamento di terreno che a quei tempi voleva dire possedere una grande ricchezza anche se ti obbligava ad una vita di sacrifici. Abitavano tutti insieme in una grande casa appena fuori paese, esattamente come si usava a quei tempi, con loro gli anziani nonni paterni e uno zio, fratello di mamma rimasto vedovo troppo presto. In una strada adiacente viveva la fidanzata di Giuseppe, una bella ragazza con degli splendidi capelli rossi insieme non passavano certo inosservati quando  passeggiavano mano nella mano fino al Parco del Valentino. I primi calci ad un pallone nel campetto dietro casa, il fratello con gli altri ragazzi più grandi  avevano ottenuto un piccolo angolo di terra incolto e avevano lavorato tanto, dedicandoci tutto il tempo libero che avevano a disposizione, ma alla fine ebbero modo di poter godere di un campo che era ben altra cosa rispetto a quello della Parrocchia giù al centro. Comincia a giocare nel Settimo società dilettantistica nata proprio in quegli anni. Dimostrerà molto presto di valere ben altri palcoscenici, a Settimo rimarrà tre stagioni poi, nel 1922 il trasferimento alla Juventus che lo pagherà con 11 palloni da calcio. L’esordio in bianconero avviene l’8/10/1922 sul campo del Derthona, la Juventus si impone per 2-1 al goal di Crotti, i bianconeri replicheranno con una doppietta di Francesco Blando negli ultimi 10 minuti. Monticone giocherà come centrale, in coppia con Giraldi, davanti alla difesa agivano Gallo e Bigatto. Il tecnico è l’Ungherese Karoly che per Monticone ha sempre avuto un occhio di riguardo, spesso si intratteneva con lui cercando di insegnargli quelle piccole malizie  che avrebbero potuto aiutarlo in certe situazioni e di correggere quei  piccoli difetti dettati anche un po’ dall’età, Karoly era convinto che sarebbe potuto diventare ben presto uno dei più grandi centrali d Europa, giocava al centro della difesa ma anche schierato appena più avanti come elemento di raccordo tra centrocampo e difesa sapeva essere determinante. Quell’anno la stagione era iniziata con i migliori auspici, la squadra era partita bene, sembrava completa in ogni reparto e aveva tutto per contendere alle favorite Genoa e Milan la vittoria del girone e quindi arrivare da favorita alla fase finale. Campionato che inizia con la Juventus alla finestra per il famoso rinvio della partita con l Alessandria al campo degli Orti ma dalla successiva gara con la Spal metterà insieme 6 vittorie e 3 pareggi, già l’anno precedente in fondo se non fosse stato per le famose vicissitudini legate a Rosetta che gli costarono 6 punti di penalizzazione gli uomini di Karoly avrebbero vinto quel campionato a mani basse. All’undicesima giornata la Juventus deve ricevere l’Andrea Doria allenato da Imre Payer. Nessuno è ancora al corrente della tragedia, Giuseppe Monticone è morto. Nella notte mentre si trovava nella sua camera, un aneurisma aortico aveva spento tutti i suoi sogni. La sera aveva deciso di trascorrerla in casa, come spesso accadeva alla vigilia di una partita interna. Un buon bicchiere di vino con suo padre, davanti al cammino a guardare il fuoco fino a che questo non si fosse spento. E così fu anche quella sera, per poi salire al piano superiore per la notte dove magari prima di addormentarsi avrà cercato di immaginarsi come sarebbe stato il suo duello con Maurizio Viviani contro cui avrebbe dovuto giocare il pomeriggio seguente. Invece quella notte, dai racconti del tempo, venne interrotta da un grande urlo, il padre che ancora era sveglio nella sua stanza capii subito che doveva essere accaduto qualcosa, e si precipitò nella stanza del figlio che si trovava disteso sul pavimento, il cuore batteva ma Nabo, come era stato soprannominato da tutti gli amici,  aveva visibilmente perso coscienza. Morirà tra le braccia del padre che rimase impotente davanti alla tragedia che si stava compiendo. Nessuno si sarebbe mai potuto immaginare una cosa del genere. Giuseppe era un ragazzo prestante, lavorare nei campi fin dall’infanzia lo aveva certamente aiutato a sopportare la fatica, aveva una struttura fisica omogenea, non aveva mai manifestato nessun problema in campo era un duro, davvero difficile da superare nell’uno contro uno e anche nel gioco sapeva farsi rispettare. Il giorno seguente la notizia si sparse a macchia d’olio olio, allo stadio di Corso Marsiglia i giocatori delle due squadre non volevano crederci e attesero un quarto d ora prima di iniziare la partita. L’arbitro era il signor Arturo Bissoletti di Milano, per lui non fu una partita semplice da gestire per  l’insolita situazione che si era inevitabilmente venuta a creare. I compagni del povero Nabo furono più volti costretti a fermarsi perché colti da improvvise crisi di pianto e i dirimpettai dell’Andrea Doria erano anche essi visibilmente scossi da quanto era accaduto. La Juventus vinse per 1-0 ,la rete fu realizzata da Munerati che deviò alle spalle del portiere ospite un bel pallone servitogli da Rosetta.Il portiere dei doriani era Seghesio che pochi mesi dopo morirà colpito da tisi. Monticone ha indossato la maglia della Juventus soltanto per 52 volte segnando 4 reti,sarebbe probabilmente diventato un campione ,sono molti quelli che ne erano convinti un tragico destino nella notte tra il 27 e il 28 dicembre del 1924 stroncò una giovane vita spegnendo per sempre i sogni di un ragazzo che voleva solamente vivere una vita semplice, nella sua terra con l’amore di una vita. E’ rimasto sepolto al cimitero monumentale torinese ,la Juventus fece incidere nella tomba una lapide con su scritto “La famiglia con infinito strazio, la FC Juventus con imperitura riconoscenza”. Negli anni a seguire il campo venne smantellato non è dato sapere se a quel tempo fosse ancora in vita qualche parente se non altro interessato a far vivere  il ricordo è quindi abbia comprato un altro posti belli stesso cimitero o se incuria e disinteresse abbia destinato i suoi resti tra le ossa comune. Dicevano avesse la bellezza di un Angelo ,a questo punto è doveroso pensare che in cielo in quei giorni ci fosse bisogno di un difensore centrale e alla fine si decise di chiamare a giocare con gli Angeli quanto c era di meglio su un campo di calcio.