(di Massimiliano Fantasia)   

GIAMPIERO BONIPERTI,UNA VITA IN BIANCO E NERO                                                   

La Juve il sogno della mia vita. La sognavo davvero perché io avevo in quegli anni un solo desiderio, giocare almeno una partita in serie A con la maglia bianconera. Mi sarebbe bastata una sola partita per essere felice per sempre. È andata meglio alla fine sono state 444. GIAMPIERO BONIPERTI Quella sua innata eleganza nei movimenti, il capello biondo sempre perfettamente ordinato, la perfezione dei suoi lineamenti gli valsero il soprannome di Marisa, eppure Giampiero Boniperti tutto fu tranne che talento per così dire, raffinato. La dote che lo rese più di qualunque altra quel giocatore eclettico che è stato fu proprio la concretezza. Giocatore molto potente fisicamente, aveva una progressione inarrestabile che gli permetteva di arrivare nell’ area avversaria con estrema facilità. Giocatore molto sbrigativo, sapeva sempre tirare fuori la giocata giusta in ogni situazione, bravo in acrobazia dote questa che gli ha permesso di segnare parecchi goal tanto di testa quanto di piede. Con il tempo arretrerà il suo raggio d azione. In cabina di regia dimostrerà ancora di più la sua grande intelligenza, diventando un punto di riferimento per tutta la squadra. Grande visione di gioco, capacità nella lettura della partita e nel dettare i tempi. Grande senso di appartenenza è stato non soltanto uno dei più grandi giocatori ad aver indossato la maglia bianconera, ma con altrettanto successo ha saputo dirigerla da dietro una scrivania. Ha rappresentato l Italia nel Resto del Mondo. In azzurro ha disputato appena 38 partite. Da giocatore ha vinto 5 scudetti e 2 Coppe Italia, pesa il grande rammarico di non aver fatto a tempo ad imporsi a livello internazionale, le coppe infatti nascevano giusto in quegli anni, ha avuto modo di rifarsi in seguito, da presidente..                                             Il BONIPERTI CALCIATORE.                  Giampiero Boniperti nasce il 4/07/1928 a Barengo piccolo borgo arroccato sulle colline novaresi. Il padre Agabio agricoltore è stato per anni sindaco del paese in seguito ha ricoperto il ruolo del podestà, la madre Camilla maestra elementare. La passione per il calcio gli venne trasmessa dal fratello maggiore Gino che in realtà era il vero talento di casa. Aveva il vizio del fumo tanto da arrivare a fumare anche 30 sigarette al giorno. Giocò qualche anno con il Barengo prima di riporre tutti i sogni in un cassetto. Finirà per fare il radiologo, ma un  tumore ai polmoni se lo porterà via ancora giovane. Giampiero aveva le idee molti chiare, sognava di diventare un calciatore e anche davanti alle delusioni non si è mai fermato. I genitori avrebbero preferito dedicasse la stessa passione che metteva per il calcio, nello studio, immaginavano per lui un futuro diverso. Ma non hanno mai ostacolato la sua passione. Il suo primo provino per il Novara, non andò molto bene, venne scartato perché ritenuto troppo gracile. La cosa non lo turbò più di tanto. Fin da ragazzo Giampiero ha mostrato un carattere determinato. Il provino con la Juventus avvenne in Piazza d Armi alla presenza di Felice Placido Borel che della Juventus era l allenatore. Dopo essere stato esaminato attentamente da uno scouting della società, fu lo stesso farfallino a volerne testare le capacità realizzative. Borel rimase impressionato dalla facilità di tiro e dalla precisione con cui sapeva indirizzare la palla, decise così di rivedere il ragazzo, questa volta in una partita ufficiale da giocare con i più giovani allenati da Renato Cesarini. È il 12/05/1946   accompagnato a Torino dal dott. Perrone, medico del Barengo  Giampiero Boniperti entra ufficialmente a far parte della Juventus. Appuntamento allo Sporting club dove la prima squadra si ritrovava per il pranzo e per trascorrere le ore che precedevano le partite interne. Quel pomeriggio si gioca Juventus Pro Livorno. Giampiero ha la possibilità di incontrare da vicino quelli che erano i suoi idoli da Parola a Rava da Locatelli a Vittorio Sentimenti fino al giovane Coscia… L emozione però durerà un attimo e non lo distoglierà dal provino che finirà per cambiargli la vita. I ragazzi affrontano il Fossano in una partita vera, finirà 7-0 per i bianconeri e Boniperti realizzò tutte e 7 le reti. Firmò il suo primo contratto nel sottopassaggio dello stadio, la Juventus lo acquistò per 60.000 lire da dividersi tra il club del Barengo, dove aveva militato fino a quel momento e il Momo a cui aveva dato la sua parola prima di effettuare il provino con la Juventus. Il suo esordio avvenne  contro il Milan. Nel 1947 non ancora maggiorenne vince la classifica dei marcatori con 27 reti precedendo di 2 goal Valentino Mazzola che per Boniperti aveva una grande stima. Anche Ferruccio Novo, presidente del grande Torino provò a convincerlo a trasferirsi in granata. Giampiero rifiutò cortesemente, la Juventus per lui non era solo la squadra per cui aveva sempre fatto il tifo ma anche un punto di arrivo. È un grande momento per Boniperti, la maturità da geometra la fiducia del allenatore e della società che intorno a lui stava disegnando la grande squadra degli anni 50.La Juventus di Parola capitano, di mobilia Ferrario al centro del campo, con il fraterno amico Muccinelli all’ala destra, e poi Karl e John Hansen e naturalmente il genio di Aege Preast. Boniperti ha sempre considerato quella la Juventus più forte di sempre. Solida in ogni reparto, senza grossi grossi punti deboli, giocava un calcio bellissimo pur nella sua semplicità. Una macchina quasi perfetta costruita per vincere. Siamo al inizio degli anni 50,e per un certo periodo in effetti quella squadra non aveva rivali. Presto ci sarebbe stato il ritorno delle milanesi e le cose sarebbero un po cambiate. Una leggenda racconta che a differenza dei compagni, come premio partita Boniperti non chiedesse soldi ma una mucca, in nome delle sue origini contadine. Nel estate del 1957 la Juventus vive una nuova rivoluzione. Il dottore Umberto Agnelli giovane rampollo di famiglia, è il nuovo presidente della società. È ambizioso e ha voglia di vincere subito. Dal mercato arrivano campioni come Omar Sivori e John Charles, in panchina un allenatore come Brocic famoso per i suoi metodi rigidi ed un carattere tutt’altro che morbido. La squadra si mise totalmente a sua disposizione, per Boniperti la rivoluzione sarà totale, dovendo arretrare di qualche metro il suo suo raggio d’azione. La sua visione di gioco, la sua grande intelligenza vennero esaltate nella nuova posizione, la qualità dei suoi piedi faceva il resto. Con Boniperti si passa dal mediano di rottura bravo poi a ripartire dal compagno più vicino, all’attuale regista capace di dettare i tempi a tutta la squadra. Il 10/06/1961 la sua ultima partita. Avversaria di turno l Inter. La partita con i nerazzurri in verità si era giocata il 16/04 in uno stadio comunale gremito. Ad assistere a quel incontro c erano cosi tanti tifosi che molti vennero sistemati addirittura a bordo campo. Al minuto 31 del primo tempo dopo un palo del interista Morbello, il direttore di gara Gambacorta della sezione di Genova decise di sospendere la partita ritenendo venisse meno la sicurezza. L Inter inizialmente ebbe la partita vinta a tavolino. Il 3 giugno venne accettato il ricorso e si arrivò alla ripetizione del incontro che i nerazzurri decisero di affrontare con l 11 della squadra primavera in segno di protesta. La Juventus vinse facile, partita che terminerà 9-1 con Sivori grande protagonista. Ma gli occhi erano tutti per lui. Giampiero Boniperti aveva annunciato il suo ritiro, e a fine partita consegnerà le sue scarpette al magazziniere per non indossarle mai più. 5 scudetti e 3 coppe Italia quando ancora nessuno immaginava che la storia d amore tra Boniperti e la sua Signora non sarebbe finita quel pomeriggio.           IL BONIPERTI PRESIDENTE.                 Ma la Juventus non può fare a meno di Giampiero Boniperti. Il calcio sta cambiando, le società hanno bisogno di un rinnovamento, un nuovo modo di essere concepite, di essere anche guidate se vogliamo. La famiglia Agnelli decide di richiamare agli ordini il capitano, è il 5/11/69 quando Giampiero Boniperti viene nominato Amministratore delegato. Il presidente è ancora Vittone Catella, figura legata alla proprietà ma che ormai ha fatto il suo tempo. Nella primavera del 1970 ad affiancare Boniperti arriva Italo Allodi. La Juventus non vince da qualche anno, ma in società si hanno le idee chiare, per tornare al successo serve programmazione, inutile investire su una squadra che duri lo spazio di un campionato. Bisogna puntare sui giovani, avere pazienza nel andare a cercarli e soprattutto, saperli aspettare. Furino, Cuccureddu, Anastasi, Causio, Capello Spinosi Benetti poi ceduto alla Sampdoria per arrivare a Morini e a Roberto Vieri. E naturalmente Roberto Bettega di ritorno da Varese, ragazzo promettente cresciuto nel vivaio in lui Boniperti rivede qualcosa del amico John Charles. Il 15/07/1971 Boniperti succede a Catella e diventa presidente. La Juventus è pronta per aprire un ciclo importante. Nei primi cinque anni con Boniperti presidente la Juventus vincerà 3 scudetti  e arriverà a disputare la prima finale di coppa dei campioni  persa a Belgrado contro l Ajax di Joahn Crujff. Proprio in sostituzione dei lancieri, la Juventus verrà chiamata a contendere all’ indipendente la coppa intercontinentale a Roma. Gli Argentini si aggiudicheranno il trofeo segnando nel finale con Bochini, resta il rammarico per un rigore sbagliato da Cuccureddu sullo 0-0.A Torino troveranno spazio giovani come Zoff, Gentile, Scirea, Tardelli chiamati per dare continuità al lavoro iniziato ma anche  gente come Carmignani, Longobucco, Altafini, Musiello, Damiani Gori che daranno il loro contributo. In panchina si alterneranno Vycpaleck e Carlo Parola. Il boemo dopo aver vinto due scudetti, pagherà per le troppe finali perse per strada, ben 4 se si tiene conto della  Coppa Italia persa contro il Milan. A Parola sarà fatale la sconfitta contro il Perugia. La rete di Curi consegnò di fatto il campionato al Torino. Nell’estate del 1976 la squadra viene affidata a Giovanni Trapattoni. Allenatore con poca esperienza, ma Boniperti che vede lontano ,è convinto possa essere l uomo del cambiamento. Ha personalità, è giovane con una grande voglia di imporsi, una scommessa che Boniperti finirà per incassare. Con il tecnico di Cusano arriveranno Boninsegna e Benetti al posto dei dissidenti Anastasi e Fabio Capello oltre ad un giovane Antonio Cabrini. Trapattoni si rivelerà un allenatore vincente. Due scudetti una coppa Italia  e  la prima Coppa Uefa nel indimenticabile notte di Bilbao. Unica coppa europea vinta da una squadra italiana senza supporto di giocatori stranieri. Ancora una volta il presidente ha avuto ragione. Virdis Verza, Fanna ,Brio, in questi ultimi anni si è pensato ad inserire giovani interessanti su cui poter contare al momento opportuno, cosi l addio dei vari Morini, Boninsegna e Benetti sarà assorbito senza traumi. Arriviamo cosi agli anni 80.l inter di Bersellini è campione d Italia mentre la Roma e la Fiorentina non nascondono le loro ambizioni. La Juventus ha un buona squadra ma necessità di qualcosa per tornare a dettare legge, in mezzo al campo manca qualcuno che sappia dare i tempi alla squadra. La riapertura delle frontiere permette di avere maggiore mobilità. Dopo aver trattato a lungo Adelio Moro del Ascoli, Boniperti decide di guardare oltre confine e alla fine la scelta cadrà su Lyam Brady che si rivelerà l ennesima scommessa vincente del presidente. Con l irlandese la Juventus vincerà altri due campionati. Le avversarie daranno battaglia fino all ultimo ,Roma Fiorentina ma anche Napoli Inter, tutte squadre degne del  massimo rispetto. Non mancherà la coda di polemiche. I siparietti con Prisco e Dino Viola cosi come i diverbi con Zeffirelli hanno caratterizzato gli anni della presidenza di Boniperti. Il neonato processo del lunedì poi cambierà di parecchio il modo di parlare di calcio. Le discussioni assumeranno di volta in volta toni sempre più arroganti, il presidente Boniperti per molti anni prese distanza da certi salotti impedendo ai suoi giocatori di partecipare come ospiti. Il 1982 è l anno dell’ennesima rivoluzione. La società vuole darsi un immagine più internazionale. In Spagna ci sono i mondiali e la Federcalcio ha da tempo annunciato l’apertura al secondo calciatore straniero. A Torino si è deciso da tempo. L’Avvocato ha messo gli occhi su Michel Platini appena abbandonato dal Inter. Il francese è considerato il giocatore giusto per riuscire a vincere in Europa. Alla Juventus dopo un ottimo mondiale arriva anche Zibiegw Boniek attaccante polacco che sembrava avesse già un accordo con la Roma. È il capolavoro di Boniperti… Zoff.Gentile.Cabrini.Bonini.Brio.Scirea.Bettega.Tardelli.Rossi.Platini.Boniek… Eppure qualcosa non andò per il verso giusto. Arriverà soltanto la coppa Italia a spese del Verona dopo una grande rimonta nella partita di ritorno. Grande fu la delusione. In campionato sarà la Roma a vincere il suo secondo scudetto approfittando di una partenza a rilento della Juventus. Anche in Europa nuova delusione. La squadra vince e da spettacolo ovunque, sembra l anno giusto ma ad Atene qualcosa non va come deve andare. Contro un modesto Amburgo la squadra è bloccata e neanche dopo il goal di Magath che spiana la strada ai tedeschi, sarà capace di una reazione. Sarà la pagina più buia della presidenza di Boniperti. Assorbita la delusione c è da pensare ai prossimi obiettivi da raggiungere. Intorno a Platini viene costruita la squadra che in pochi anni arriverà a livelli impensabili. In bacheca arriveranno ancora 2 scudetti 1 coppa Intercontinentale 1 coppa dei campioni vinta nella tragica notte del Heysel,1 coppa delle Coppe 1 supercoppa Europea.. Nessun presidente aveva saputo arrivare cosi in alto ma il calcio sta cambiando e Boniperti trova difficoltà a muoversi tra procuratori e sponsor. La squadra ha bisogno di essere rinforzata ma per chi è abituato a lavorare in un certo modo non è una cosa semplice. Sono anni difficili i soldi sono quelli che sono.. Inizierà un periodo buio vissuto all ombra delle milanesi e del Napoli di Maradona. In panchina Rino Marchesi, allenatore di una certa esperienza abituato a lavorare in piazze difficili. Poche idee e un gruppo che ormai non ha più niente da dare e anche gli innesti si riveleranno non al altezza. Arriva l’estate del 1988 la situazione non è cambiata, e la crisi del auto non aiuta di certo. In panchina arriva Dino Zoff che per tornare alla Juventus rinuncerà a guidare la nazionale Olimpica a Seul. La cultura del gruppo del lavoro contro avversarie ben più attrezzate. La classe operaia che va in Paradiso come in un vecchio film con Gian Maria Volonté.. Un primo anno difficile, soprattutto all’ inizio dove la squadra faticava ad esprimersi. Una coppa Italia ed una Coppa Uefa arrivate al termine di una seconda stagione esaltante, dove sicuramente tutti hanno saputo dare qualcosa in più di ciò che avevano. Il 5/02/1990 Boniperti si dimette da presidente della Juventus. La Juventus ha deciso di voltare pagina. Zoff sembra non sarà confermato alla guida della squadra. In società sono annunciati gli ingressi di Montezemolo e Nello Governato per la panchina si è fatto il nome di Luigi Maifredi. Personaggi lontano dall’idea di calcio del presidente che preferisce farsi da parte prima che qualcuno possa metterlo alla porta. Il nuovo presidente sarà Vittorio Caisotti di Chiusano. La rivoluzione pensata si rivelerà un fallimento. La Juventus rimarrà fuori dalle coppe cosa che non accadeva da 29 anni. La società richiama in panchina Giovanni Trapattoni. Il suo ciclo all’Inter si è concluso. In questo momento c è bisogno di certezze e anche Boniperti viene invitato a tornare. Giampiero è stanco ma l’amore per la Juventus è più forte di tutto. Finirà per accettare l invito sebbene con un ruolo più marginale. Presidente onorario. In realtà lavorerà nel ombra di Nello Governato e di Enrico Bendoni mettendo a loro disposizione tutta la sua esperienza. Tornerà allo stadio a guardare i primi tempi, per poi vivere la ripresa seduto in auto ascoltando la radio, come sempre fatto. Infine un ultimo regalo prima di farsi da parte definitivamente, Alessandro Del Piero, l’ultimo campione che ha voluto regalare alla sua Juventus. Gli venne segnalato dal amico Piero Aggradi. Avevano giocato insieme a Torino ed era rimasta una bella amicizia. Quando lo vide giocare capì in fretta di avere davanti chi poteva fare al caso della Juventus. C’era forte l interesse del Milan per opzionarlo ma Boniperti lavorando sotto traccia riuscì a convincere i dirigenti del Padova a venderlo alla Juventus. Il resto è leggenda. Come la vita di quest’uomo cresciuto nelle risaie con un sogno,giocare una partita in serie A con la Juventus. Ha finito per rappresentare la Juventus nel mondo.