Per la rubrica Amarcord bianconero, questa settimana parleremo di un giocatore che è stato un simbolo della Juventus degli anni settanta, ma soprattutto il simbolo di un’intera classe sociale, quella di chi, a malincuore lasciava il meridione per andare a cercare fortuna nelle grandi fabbriche del nord.

Stiamo parlando di Pietro Anastasi siciliano di Catania che dal 1968 al 1976 ha vestito la maglia della Juventus disputando 205 gare corredate da 78 gol in serie A.
Nato nel 1948 a Catania da una modesta famiglia operaia, fin da piccolo si appassiona al calcio marinando molto spesso la scuola, per andare a giocare a pallone in strada. Negli anni in cui militò nel Varese ( dal 1966 al 1968 ), conobbe la sua futura moglie, la signora Anna, con la quale ebbe due figli.
A Torino, città con un’alta percentuale di abitanti trasferitisi dal sud in cerca di fortuna, divenne un idolo della curva juventina, infatti l’identificazione tra chi tifava Juve ed arrivava dal meridione e Anastasi fu molto forte in quegli anni, divenendo un modello per tanti ragazzi che inseguivano i propri sogni partendo per il nord: ” ricordo che molti di loro mi fermavano fuori dallo stadio e mi dicevano di farsi valere anche per loro, questa cosa mi rendeva orgoglioso “
Dopo gli inizi giocati all’oratorio San Filippo neri di Catania, dove, anche per via della pelle olivastra era soprannominato Pietro ‘u turco, approdò alla Massiminiana in serie D, dove al suo secondo anno il 1965-66, si mise in mostra segnando 18 gol in 31 partite, aiutando la squadra a essere promossa in serie C. Grazie a quel campionato, venne notato dal direttore sportivo del Varese, che lo prelevò e lo fece approdare dall’altra parte d’Italia, nel biennio giocato a Varese al fianco del capitano Armando Picchi, contribuirà con 6 reti in 37 presenze, alla conquista della promozione in serie A. Il debutto nella massima serie, avvenne il 24 settembre 1967, contro la Fiorentina dove realizzò anche il suo primo gol stagionale, da ricordare anche una tripletta nel 5-0 del Varese contro quella che diventerà la sua futura squadra, la Juventus, il 4 febbraio 1968. Quell’anno Anastasi che, erroneamente nell’album delle figurine panini veniva chiamato Piero anziché Pietro, realizzò 11 gol in 29 partite, contribuendo di fatto a quello che per il Varese fu un miracolo, il settimo posto in serie A, miglior piazzamento dei lombardi nella massima categoria, grazie anche all’allenatore Bruno Arcari che Anastasi ricorda per avergli “insegnato tanto, soprattutto a come muovermi in attacco”.
I due anni della militanza varesina, gli valsero la chiamata della Juventus, che nel maggio 1968 lo acquistò per la cifra record di 650 milioni di lire, cifra esorbitante per l’epoca, che lo fece diventare addirittura il giocatore più pagato al mondo di quel decennio.
Si racconta che Anastasi fosse  destinato all’Inter, ma a trasferimento quasi concluso, intervenne l’Avvocato Agnelli in persona, che sfruttando l’avvicendamento ai vertici nerazzurri tra Angelo Moratti e Ivanoe Fraizzoli, si accordò direttamente con il presidente del Varese Giovanni Borghi, aggiungendo oltre ai soldi del cartellino, pure una fornitura di compressori di frigoriferi per la Ignis, azienda di Borghi. ” mi voleva da mesi, da quando mi aveva visto segnare una tripletta proprio contro la Juventus ” racconterà Anastasi.
L’arrivo sotto la Mole del catanese Pietruzzo, oltre ad un risvolto sportivo, servì anche a calmierare la situazione negli stabilimenti della Fiat nel periodo delle manifestazioni del ’68, ” un po’ mi dispiaceva non andare all’Inter, perché voleva dire allontanarsi da Varese”, dove viveva la fidanzata e futura moglie Anna, ” ma ero al settimo cielo perché vestivo la maglia della squadra di cui sono sempre stato tifoso, si avverava un sogno”, queste le parole quando seppe di essere stato venduto alla Juventus anziché al club nerazzurro.
Il debutto con i colori bianconeri, avvenne il 29 settembre 1968 realizzando subito una doppietta nel 3-3 di Bergamo contro l’Atalanta. Nei primi due anni ebbe come allenatore prima il sergente di ferro Heriberto Herrera, poi Luis Carniglia, con il quale non ebbe un gran rapporto, ” aveva il vizio di parlare alle spalle di noi giocatori, non ho un buon ricordo di lui” diceva Anastasi, che fu in qualche modo ascoltato dalla società che licenziò l’allenatore quasi subito, sostituendolo con Ercole Rabitti. Pur essendo il più giovane dello spogliatoio, Pietro dimostrò di non patire l’impatto con una grande squadra, finendo i primi due campionati in doppia cifra, e una di queste reti, il 17 novembre 1968 diede la vittoria allo scadere nel suo primo derby disputato.
Il ragazzo venuto dal sud, entusiasmava per il suo modo di giocare istintivo, fatto di stop approssimativi, scatti e gol incredibili e soprattutto per essere profondamente juventino.
Nell’estate del 1970 la società bianconera si rinnovò profondamente, alla dirigenza arrivarono Italo Allodi e Giampiero Boniperti, in panchina quell’Armando Picchi con cui aveva giocato anni prima a Varese, e in squadra un gruppo di giovani che qualcosa al calcio ma, soprattutto alla Juve hanno dato, parliamo di Causio, Capello e Spinosi, e soprattutto Roberto Bettega con il  quale Anastasi andò a fare coppia in attacco, nei sei anni vissuti insieme con la maglia della Juve, formeranno una delle migliori coppie di attaccanti della storia bianconera.
La stagione 1970-1971, vide Anastasi laurearsi capocannoniere della Coppa delle Fiere con 10 reti in 9 match, purtroppo il trofeo andò agli inglesi del Leeds, ma per vedere Pietro conquistare il primo trofeo con la Juve, bisognerà attendere solo l’anno successivo, il 1971-1972, con la conquista dello scudetto in volata sul Milan del paron Rocco, in quella stagione andò a segno 11 volte in 30, nel 1972-1973 venne bissato lo scudetto, in un campionato appassionante risoltosi negli ultimi minuti dell’ultima giornata, il Pelé bianco, come venne soprannominato dai tifosi, nonostante le 47 presenza stagionali, patì l’acquisto di José Altafini con il quale molto spesso venne sostituito, realizzando solo 6 reti in campionato e 7 nelle coppe, quell’anno tra l’altro raggiuse purtroppo perdendole, due finali, la Coppa Italia contro il MIlan e la Coppa dei Campioni contro l’Ajax, sfida contro i lancieri di Amsterdam che Anastasi commentò con rammarico anni dopo ” loro erano abituati, noi purtroppo no”.
il campionato 1973-1974, seppur vide la Juventus non rivincere il tricolore, vide il centravanti tornare su alti livelli segnando 16 reti in campionato realizzando anche la sua prima tripletta, nella vittoria casalinga il 12 maggio 1974 contro la Fiorentina per 3-1 e ripetendosi 7 giorni dopo sul campo del Lanerossi Vicenza. Con 23 reti totali, quella fu la stagione più prolifica dell’attaccante bianconero che però non alzò nessun trofeo.
Nell’estate del 1974, grazie al ritiro di Salvadore al termine della stagione precedente, il ventiseienne Anastasi fu nominato capitano della Juventus dal presidente Boniperti e dall’allenatore Carlo Parola, vincendo la concorrenza di Furino.
L’annata successiva, vide Anastasi conquistare il suo terzo scudetto, realizzò 9 gol in 10 partite in coppa Italia, mentre in campionato fu autore di un record, il 27 aprile 1975 durante Juventus-Lazio ( 4-0 ), entranto in campo a 20 minuti dalla fine, dall’83° all’88° riuscì a realizzare una tripletta. In questa stagione purtroppo nacquero i primi screzi con l’allenatore Parola, reo secondo il giocatore di essere preso di mira da quest’ultimo, per via delle numerose esclusioni dall’undici titolare. Il primo scontro avvenne nel dicembre 1974, in Coppa Uefa nella partita disputata in Olanda contro l’Ajax, Anastasi infortunato viene accusato dal Mister di volersi risparmiare venendo definito ” vigliacco “; alla fine il giocatore verrà escluso in campionato per tutto il mese di dicembre. Ancora più clamoroso fu il gesto del capitano che alla vigilia di Juventus Lazio, a causa dell’ennesima panchina si trova sul punto di abbandonare la squadra, fermato in extremis da una telefonata della moglie nel ritiro di Villar Perosa.
Nell’estate seguente, fu vicino al trasferimento al Bologna in una scambio con Savoldi, ma la situazione ormai era deflagrata in maniera irrimediabile,  nella stagione 1975-1976, quella persa al rush finale contro il Torino, finale che vide Anastasi dopo un girone di andata sottotono, relegato fuori squadra per volontà di Parola che dopo averlo  messo in panchina contro il Milan, gli nega ancora la maglia da titolare contro il Cesena; a quel punto ne venne fuori una discussione tra i due e il capitano mandò a quel paese l’allenatore che lo mandò in tribuna. Qualche giorno dopo, alla vigilia del derby Anastasi dichiarò ” dico chiaro e tondo che con Parola non voglio più avere niente a che fare. Finisco fuori rosa “. In quella sfortunata stagione, il siciliano realizzerà solo una rete in 16 presenze, affermando ” esco di squadra con la Juve avanti di 5 punti sul Torino, se abbiamo perso un campionato già vinto , la responsabilità non è certo mia”.
Boniperti cercò di risanare la frattura ma ormai era troppo tardi, non vi erano più le condizioni per rimanere, nonostante il trattamento ricevuto Anastasi ha sempre dichiarato ” con la società sono rimasto in ottimi rapporti, alla Juventus è dove mi sono trovato meglio e rimarrò sempre un tifoso juventino “
La carriera nella vecchia signora si concluse quindi con 205 partite e 78 gol in serie A, in totale le presenze furono 303 e i gol 130 tra campionato e coppe; Anastasi è rimasto uno dei calciatori più popolari tra la tifoseria ed è tra i 50 bianconeri che hanno avuto l’onore di avere ricevuto la stella allo Juventus Stadium.
Nell’estate del 1976 Anastasi venne ceduto all’Inter in uno scambio con Roberto Boninsegna e un conguaglio di 800 milioni di lire a favore della Juventus. Ai nerazzurri rimase 2 stagioni, dopodiché passò all’Ascoli dal 1978 al 1981,e chiuse la carriera al Lugano nella stagione 1981-1982.
In nazionale ha disputato 25 presenze condite da 8 reti tra cui uno dei due gol che valsero la conquista della Coppa Europa da parte degli azzurri.
Anastasi fu un attaccante dotato di scatto e velocità, aveva inoltre un buon palleggio e una grande prontezza di riflessi, e un innato opportunismo e rapidità nel concludere a rete. Candido Cannavò lo definì ” un grande giocatore, per abilità, per destrezza , per generosità “. Viene erroneamente ricordato come una prima punta, quando in realtà era, anche per sua stessa ammissione ” un uomo d’area che sapeva anche manovrare “, a suo agio pure spalle alla porta, era insomma un attaccante a cui piaceva spaziare per il campo.
Una volta conclusa la carriera, si stabilì definitivamente a Varese, dopo un’operazione avvenuta con successo per un tumore all’intestino, negli ultimi anni di vita gli venne diagnosticata una sclerosi laterale amiotrofica, che lo portò lentamente alla morte avvenuta per sedazione profonda, rifiutando un ulteriore accanimento terapeutico, il 17 gennaio del 2020.
Ricordiamo Anastasi come una persona semplice, che ha incarnato il sogno di molti suoi concittadini, quello del ragazzo del sud che riesce a fare fortuna al nord, per noi comunque resterai per sempre una bandiera della Juventus di cui sei stato giocatore  tifoso e per questo Pietruzzo ti vorremo sempre bene.