UNA JUVE SEMPRE PIÙ CINICA
(di Massimiliano Fantasia).
Il buongiorno per tutto il popolo bianconero arriva direttamente dalle colonne del principale quotidiano sportivo nazionale. La Gazzetta dello Sport, nella sua attenta analisi del giorno dopo, oggi non lesina elogi e strappa gli applausi per la prova di forza offerta dalla Vecchia Signora nel delicatissimo big match contro la Roma. Quella andata in scena all’Allianz Stadium non è stata una vittoria banale, ma la fotografia nitida di una squadra che sta mutando pelle, diventando sempre più solida e convincente ogni settimana che passa. Il dato statistico evidenziato è impressionante e certifica una rinascita indiscutibile: quello ottenuto contro i giallorossi rappresenta il sesto successo nelle ultime sette gare di campionato. Un ruolino di marcia impressionante che permette ai bianconeri di risalire ancora in classifica con prepotenza.E adesso il calendario potrebbe dargli un ulteriore mano.
Il confronto con il recente passato è interessante. Rispetto alla sinfonia offensiva e spumeggiante ammirata nella trasferta di Bologna, la versione della Juve di Spalletti vista ieri sera è apparsa forse meno bella esteticamente e meno votata allo spettacolo puro, ma si è rivelata tremendamente efficace. Una formazione comunque cinica e precisa, capace di azzannare la partita nei momenti chiave esattamente allo scadere del primo tempo e a metà ripresa, e di gestire il risultato con maturità. È il trionfo del pragmatismo necessario per puntare in alto.
L’analisi della Rosea rende onore soprattutto al lavoro del nocchiero. Luciano Spalletti aveva chiesto e aveva bisogno di tempo per assemblare i pezzi di un mosaico complesso, rinnovato profondamente dal mercato estivo dell’amministratore delegato Damien Comolli. Quel periodo di rodaggio è finito. Il tecnico toscano ora lascia intravedere il suo lavoro in profondità: i meccanismi tattici si sono oliati, la difesa ha ritrovato certezze e l’attacco colpisce con vari interpreti. La Juventus non è più un cantiere aperto, ma una macchina da guerra che ha trovato la sua identità, pronta a sfidare chiunque per il vertice.
Il buongiorno per tutto il popolo bianconero arriva direttamente dalle colonne del principale quotidiano sportivo nazionale. La Gazzetta dello Sport, nella sua attenta analisi del giorno dopo, oggi non lesina elogi e strappa gli applausi per la prova di forza offerta dalla Vecchia Signora nel delicatissimo big match contro la Roma. Quella andata in scena all’Allianz Stadium non è stata una vittoria banale, ma la fotografia nitida di una squadra che sta mutando pelle, diventando sempre più solida e convincente ogni settimana che passa. Il dato statistico evidenziato è impressionante e certifica una rinascita indiscutibile: quello ottenuto contro i giallorossi rappresenta il sesto successo nelle ultime sette gare di campionato. Un ruolino di marcia impressionante che permette ai bianconeri di risalire ancora in classifica con prepotenza.E adesso il calendario potrebbe dargli un ulteriore mano.
Il confronto con il recente passato è interessante. Rispetto alla sinfonia offensiva e spumeggiante ammirata nella trasferta di Bologna, la versione della Juve di Spalletti vista ieri sera è apparsa forse meno bella esteticamente e meno votata allo spettacolo puro, ma si è rivelata tremendamente efficace. Una formazione comunque cinica e precisa, capace di azzannare la partita nei momenti chiave esattamente allo scadere del primo tempo e a metà ripresa, e di gestire il risultato con maturità. È il trionfo del pragmatismo necessario per puntare in alto.
L’analisi della Rosea rende onore soprattutto al lavoro del nocchiero. Luciano Spalletti aveva chiesto e aveva bisogno di tempo per assemblare i pezzi di un mosaico complesso, rinnovato profondamente dal mercato estivo dell’amministratore delegato Damien Comolli. Quel periodo di rodaggio è finito. Il tecnico toscano ora lascia intravedere il suo lavoro in profondità: i meccanismi tattici si sono oliati, la difesa ha ritrovato certezze e l’attacco colpisce con vari interpreti. La Juventus non è più un cantiere aperto, ma una macchina da guerra che ha trovato la sua identità, pronta a sfidare chiunque per il vertice.



