ARIA NUOVA CON TUDOR.                                 (di Massimiliano Fantasia)
La Juventus  strappa un pareggio importante allo Stadio Olimpico, seppur subendo la rimonta giallorossa, che lascia in eredità buonissime sensazioni in vista del rush finale di un campionato che metterà di fronte i bianconeri a sette finali, destinate a definire la sorte dei bianconeri e non solo,perché mai come quest’ anno,la lotta per accedere alla prossima Champions League è stata così incerta con 6 squadre a contendersi gli ultimi due posti rimasti.
Igor Tudor, in tal senso, sta provando a metterci del suo e dopo una manciata di giorni, le tracce del suo operato sembrano tangibili.
Dopo la vittoria con il Genoa, è arrivato un solido pareggio sul campo della Roma che ha consentito ai bianconeri di agganciare provvisoriamente il quarto posto, in attesa di Bologna-Napoli di questa sera, e di portarsi a -2 punti dal terzo occupato dall’Atalanta decisamente in fase calante. Ma cosa è cambiato in così poco tempo rispetto alla brutta Juventus di Thiago Motta?
Il primo cambiamento evidente importato dal tecnico croato è ovviamente quello legato al modulo e ai capisaldi della difesa a tre, il vero grande punto di rottura con il passato recente. Il 4-2-3-1 di Thiago Motta è finito in soffitta per lasciare spazio ad un 3-4-2-1 che sembra in grado di valorizzare al meglio le caratteristiche dei giocatori a disposizione della nuova guida tecnica bianconera.
La Juve, nonostante le opzioni assai ridotte in difesa, sembra già aver assimilato il nuovo modulo e il nuovo tipo di impostazione richiesta da Tudor. Le prossime settimane saranno determinanti al fine di cementare questi principi e farli fruttare in campo nelle sette gare rimaste.
La Juventus di Igor Tudor è cambiata soprattutto dal punto di vista della mentalità e dell’impronta che la squadra bianconera vuole dare alle sue partite. Il fitto giropalla sul quale ha lavorato Thiago Motta ha lasciato spazio ad una squadra più verticale, che non disdegna nemmeno qualche lancio lungo, e che soprattutto ha alzato il livello del pressing e del ritmo, parso invece fin troppo compassato nelle ultime uscite con il tecnico italo brasiliano in panchina
Il grande merito di Tudor, sin qui, è stato proprio quello di essere riuscito a lavorare sulla testa dei giocatori, creando un blocco granitico che rema nella stessa direzione. Uno spirito che invece con Motta sembrava irrimediabilmente smarrito.
Un altro e forse il più clamoroso elemento di distacco con la Juve di Motta è quello relativo alle scelte di formazione. Thiago, infatti, ha sollecitato la sua squadra con tantissimi avvicendamenti di ruolo, di uomini e di formazione. Sovente per costruzione altre per pira scelta,Thiago Motta non ha mai schierato gli stessi undici per due partite di fila,Tudor, invece, sembra aver imboccato la strada opposta: scelte chiare, logiche e definite. Una continuità sulla quale costruire un mini ciclo di partite semplicemente determinanti.
L’allenatore juventino ha avuto il merito di lanciare da subito segnali chiari e inequivocabili: dalla fascia di capitano, non più itinerante ma assegnata di diritto a Locatelli, fino agli interpreti, ai quali Tudor chiede continuità. E per farlo tanti saluti al frenetico turnover che ha invece contraddistinto la gestione mottiana.
Tudor, al rispetto al suo predecessore, sembra avere trovato un undici titolare base: Renato Veiga a guidare la difesa, Locatelli e Thuram inamovibili in mezzo al campo, Yildiz alle spalle di Vlahovic.
Rispetto alla gara col Genoa solo due i cambi di formazione: Kalulu per Gatti che infortunato sembra ne abbia per tutto il mese di aprile,e Weah per Koopmeiners. In attesa del definitivo rientro di Cambiaso, insomma, la Juventus di Tudor sembra essere fatta.E adesso sotto con il Lecce .