Una Juventus che va avanti a singhiozzi, che vince ma non convince, che molte volte neppure vince. Una Juventus che fa parlare di sè e questa volta a dire la sua è stato Beccantini, che per la Gazzetta dello Sport, ha puntato il dito verso Allegri: “Massimiliano Allegri riassume lo spirito del tempo. Ha il miglior attacco? Merito dei singoli. Aveva la miglior difesa? Perché faceva catenaccio (e ogni tanto lo fa, sul serio). Eppure il bilancio, letto con il vocabolario aziendale, varrebbe una cassa di champagne: tre scudetti, tre Coppe Italia, una Supercoppa e due finali di Champions. Allegri non incanta: incarta. Le sue squadre danno sempre l’impressione, non tanto di poter fare di più, ma di poter fare meglio. Dal Milan fondato su Zlatan Ibrahimovic alla Juventus ad acquisti e assetto variabili. E’ un livornese strano, un po’ piromane e un po’ pompiere, in linea con la mezzala che era, di lampi e di passo: le pause che rinfaccia ai dipendenti sono le pause che i tecnici rinfacciavano a lui. La mossa di Mandzukic «falsa ala» fu l’intuizione improvvisa dell’ultimo campionato. Allegri non suscita emozioni, e tra gli stessi juventini si moltiplicano gli insofferenti che le reclamano. Garantisce titoli, fatturato. Legato alla tradizione di fabbrica e non di circo, termine che spesso recupera per tracciare le differenze tra chi deve raccogliere e chi, viceversa, può semplicemente seminare. Non sono poche le frange che vorrebbero Maurizio Sarri, che invano Arrigo Sacchi consigliò a Silvio Berlusconi. Un mister di rottura: creatore, non gestore. Armonia, non anarchia. Ah, il suo Napoli. Ah, i suoi triangoli. Che a 120 anni dalla nascita la vittoria «purché respiri» non basti più, costituisce uno snodo straordinario. Manca la contro-prova, manca il voto segreto in cabina. Per alzata di mano è sin troppo facile, e ruffiano, votare il bello rispetto al pratico. Non che le creature di Allegri siano sempre tirchie, speculatrici. Penso a Juventus-Barcellona 3-0. E allora? Il problema è la vastità del «mondo» con il quale ci si deve misurare.”. 

Desirèe Capozio.

 

Foto Marchisciano/Tardito ONE+NINE IMAGES