Finalmente una dimostrazione di forza vera, una partita giocata alla grande e, quanto al torneuccio, la migliore da tanto, troppo tempo a questa parte. Incredibile; la Juve ha giocato non bene, ma benissimo, e questo a prescindere dal risultato, dalla modestia dell’avversario e dal fatto che sia accaduto in superiorità numerica!
Il calcio, in fondo, è decisamente più semplice di quel che taluni vogliono far apparire; è bastato schierare una formazione eccezionalmente logica, con i giocatori più in forma subito in campo e, in deroga alla radicata consuetudine, ognuno nel proprio ruolo e secondo attitudini, perché l’evidente superiorità che Madama può esercitare nell’area cortilizia si palesasse, con l’armoniosa e naturale fluidità che è giusto e doveroso pretendere, da quella che per un tale erettosi a tribuno della plebe è stata definita la razza padrona.
Pochissimi errori tecnici non provocati, una circolazione della palla più snella e veloce ed effettuata in ottima compattezza, unite a buona aggressività e discreta corsa, hanno permesso ai giocatori più tecnici di esprimere il loro magistero nella straordinarietà di una serata in cui, una volta tanto, non sono giunte perniciose interferenze dalla panchina.
Poiché non c’è limite al meglio e la sua ricerca può implicare scelte apparentemente insensate, ma se prodromiche al bene della squadra, assolutamente accettabili, va rilevato che senza Higuain, soprattutto quello oltremodo inguardabile degli ultimi tempi, il collettivo è senz’altro più coeso e collaborativo nei suoi componenti e tutti paiono trarne beneficio; non ancora Douglas Costa che ha stentato non poco ad accendersi, anche per una maggior propensione generale ad appoggiare il gioco sulla corsia destrorsa.
La mungitura della mucca avrebbe potuto produrre una quantità più copiosa di latte con minor indulgenza nella ricerca, talvolta eccessiva, di preziosismi e arabeschi, ma va bene così, anzi, si potrebbe firmare perché fosse sempre così.
Ex Bayern a parte, che comunque, se impiegato con maggior frequenza, non tarderà a svelarsi incisivo come ci si attende e nella speranza che non si tratti di una prestazione episodica, aver finalmente visto i bianconeri esprimersi rispettando le proprie potenzialità è una sensazione veramente appagante; oltreché un sonoro ceffone stampato sul volto di chi ritiene spiritualmente corroborante arrancare malamente per difendere in casa propria, al cospetto di una squadretta menomata negli effettivi, il vantaggio minimo.
A prescindere da come si concluderà la stagione, la Juve maramalda della sesta giornata si è vestita di un abito più adeguato alle esigenze del football europeo e le controprove volte a confermare l’intenzione di perseverarne lo stile, pur adeguando i dettagli all’occasione, sono già dietro l’angolo; sia svoltato con la stessa baldanza.
Molto probabilmente, la dismissione degli stracci da provinciale è coincisa con la crescita esponenziale del “Sivorino”, le cui ripetute pubbliche dichiarazioni inerenti all’importanza di poter agire come estro gli suggerisce, tradottesi puntualmente in fatti, e che fatti (!), sul rettangolo verde, hanno indotto i compagni, come è giusto che sia, ad assecondare chi le partite le fa vincere, divertendosi e divertendo, a scapito della prudenza mannara di colui che mortificherebbe la Signora con un burka, pure d’estate.
L’impressione, netta, è che oggi Paulino Dybala sia il nuovo tenutario dello spogliatoio juventino. Godiamocelo attimo per attimo fino a quando si potrà, giacché il timore che la sua epopea zebrata non duri a lungo è assolutamente fondato.
Da ieri sera, chi l’avrebbe mai detto, il Circo può attendere.
Augh!
Ezio MALETTO



