Ieri pomeriggio la Juventus ha festeggiato il sesto titolo consecutivo, record in Serie A e per di più con una giornata d’anticipo.
Gran parte del merito lo si deve certamente a Massimiliano Allegri e la svolta è stata il modulo.
In questi anni ormai si era andato a consolidare il 3-5-2 forgiato da Antonio Conte e se nei suoi due anni precedenti il tecnico livornese non si era sbilanciato più di tanto, quest’anno con l’arrivo di Pjanic il 4-2-3-1 è sembrato da subito il modulo più adatto.
Il bosniaco infatti ha ottenuto più margine d’azione, Cuadrado più spazio per scatenare la sua velocità e Higuain ha ricevuto più palloni.
C’è stato chi però si è dovuto adattare, Dybala e Manduzkic si sono entrambi allontanati dalla porta.
Il numero 21 alle spalle del “Pipita”, quasi da trequartista, ma la sua qualità nell’allargare il gioco e nel fornire gli assist è stata fondamentale, impressionante la sua crescita in questa stagione.
Il numero 17 da punta centrale si è spostato sull’esterno, mossa azzardata ma che si è rivelata azzeccatissima, tanta corsa, tanta grinta, tanto spirito di sacrificio e tanti palloni ben messi nelle aree di rigore avversarie.
Se poi in campionato i risultati non sorprendevano più di tanto, la sorpresa vera e propria è stata la Champions: il 3-0 al Barcellona è la dimostrazione di come i giocatori abbiano compreso a fondo le indicazioni del proprio mister e le abbiano applicate alla perfezione.
L’approdo in finale non è stato casuale, due obbiettivi su tre Max detto “Spaccaossa” li ha già centrati, ora si aspetta il 3 giugno, per volare a Cardiff e provare ad alzare una coppa che manca da 11 anni.



